LIBERA UNIVERSITÀ PER ADULTI di PAESE
2013 - 2014
Dott. Vincenzo Balestra

PSICOLOGIA IN QUATTRO LEZIONI

prima lezione

18/10/2013

LA COMUNICAZIONE.
Tipi di comunicazione:
  • verbale: è quella che può mentire (un sorriso si scopre falso negli occhi che non sorridono)
  • non verbale: è la più autentica
  • telepatica: non esiste ancora. Può succedere rari casi come quella fra due gemelli monozigoti
  • multimediale: è la più attuale con sms, mail, tablet
Tappe della comunicazione:
  • pensiero
  • trasmissione con le parole
  • ricezione dell'interlocutore
  • elaborazione del messaggio ricevuto
  • risposta
  • ricezione della risposta
  • elaborazione della risposta
  • modalità corretta di comunicazione: il messaggio parte dalla bocca, arriva all'orecchio, dall'orecchio va al cervello, elaborazione, risposta. Si possono avere delle perdite o differenze alla fine del percorso. La più corretta sarebbe quella telepatica perché va da cervello a cervello.
L'Ascolto
  • analizzare il motivo / desiderio della comunicazione (restare seduti sulla nostra verità non ci fa camminare)
  • esercitare una attenzione profonda
  • non avere pregiudizi
  • non prepararsi subito la risposta per ribattere
Comportamento esterno:
  • guardare negli occhi l'interlocutore
  • non distrarsi mentre l'altro parla
  • non fare nulla mentre si ascolta
  • non interrompere
  • non terminare le frasi
  • non suggerire le parole
  • non avere paura dei silenzi
  • lasciare all'altro tutto il tempo necessario per esprimersi
  • non intervenire immediatamente se l'interlocutore esita
  • non reagire a tutte le affermazioni che non si condividono
  • chiedere spiegazione in caso di incomprensione
  • non avere paura di opinioni diverse
Comportamento interiore:
  • predisporsi all'incontro
  • riflettere attentamente mentre si ascolta
  • valutare le proprie emozioni e i propri sentimenti
  • cercare di scoprire veramente il punto di vista dell'altro
  • cercare di comprendere i sentimenti che l'altro vuol trasmetterci senza soffermarci troppo sul significato letterale dei termini
  • distinguere i concetti essenziali da quelli secondari
  • non fingere di aver capito
  • non reagire se non si è sicuri di aver capito bene
Le tipologie di relazioni umane:
  • conoscenza (esempio di due persone che si incontrano per strada, ad una riunione, al supermercato, in treno)
  • confidenza (colleghi di lavoro, componenti di una squadra o di un gruppo, parrucchiera, medico di famiglia, ecc.)
  • amicizia (relazione paritaria basata su una lunga conoscenza)
  • relazioni intime (coniuge, genitori, figli, fratelli); (riferisce delle frasi del vangelo come per esempio non gettate le vostre perle ai porci per dire quanto preziosi siano i propri sentimenti; e ancora dice che la verità non sempre è da dire: vedi il film la vita è bella di benigni col figlio)
Livelli diversi di comunicazione e di contenuti:
  • informazioni
  • aspetti pratici (conversazione pragmatica)
  • livello cognitivo - razionale (la comunicazione "cerebrale". Si parla e si commenta un fatto, un evento, una relazione analizzando dall'esterno
  • livello comportamentale (fare delle attività insieme)
  • livello emotivo (presentare se stessi senza maschere con i propri stati d'animo)
Capita che in particolari momenti della nostra vita ci rivolgiamo a qualcuno per parlare di noi stessi
  • uno sconosciuto
  • un operatore telefonico
  • una chat line
  • uno psicoterapeuta
  • barbiere o parrucchiere
Perché questo avviene?
  • sono precarie le relazioni attuali
  • si pensa di non essere ascoltati o compresi
  • all'interno delle relazioni parentali ed amicali vi sono patologie della comunicazione
  • si pensa che una persona estranea possa riuscire a "capirci"
Quando avviene?
  • quando ci si sente soli
  • quando si è in ansia
  • quando si è depressi o disperati
Multimedialità
  • chat line (ci si mette delle maschere, si usano identità multiple)
  • sms (impoverimento del linguaggio)
  • cellulare o tablet (danni derivanti da uso eccessivo)
  • Facebook o twitter (rischi di dipendenza connettiva; twitter è su un singolo argomento)
  • faccette (comunicazione emotiva, non verbale)
esci
 
 
seconda lezione
25/10/2013

Cambiamento: concetti generali
Premessa: è impossibile non cambiare!
  • Ogni cosa esistente è impermanente
  • Non ha senso chiedersi de un cambiamento è possibile perché è impossibile non cambiare.
  • Quello di cui ci si deve occupare riguarda il tipo di cambiamento (se positivo o negativo); la sua direzione (se va in avanti in senso evolutivo o indietro in senso regressivo); il suo colore o meglio la sua tonalità affettiva (se doloroso o gioioso, semplice o impegnativo); la sua durata (breve o lungo) e così via.
Il cambiamento
Nella relazione di aiuto, chi aiuta tende a prescrivere all'altro il cambiamento, a dare consigli senza ascoltare attentamente.
Ci si immagina che l'altro, trovandosi in situazione di difficoltà, aneli a modificare il proprio stato, e dunque sia disposto a seguirci nel percorso di cambiamento.
E' una strategia molto spesso ingenua ed inefficace.
 
Richiesta e domanda di aiuto.
  • Differenza tra richiesta e domanda.
  • Il passaggio della richiesta alla domanda non è scontato; la domanda va infatti elaborata e quest'elaborazione va sostenuta, a volte con grande sofferenza.
  • Ma quanto siamo disposti a entrare in relazione con la sofferenza dell'altro quando questa in qualche modo richiama la nostra sofferenza e suscita aspetti profondi a livello inconscio?
La richiesta di aiuto
  • Le richieste operano nell'area di soddisfazione di un bisogno immediato, un bisogno che non è ancora elaborato dentro un processo di cambiamento.
  • Limitarci a soddisfare le richieste ci inserisce in un cortocircuito senza fine che non opera cambiamenti nell'altro; anche perché le semplici risposte alle richieste non soddisfano mai pienamente l'altro.
  • chi opera il cambiamento è sempre la relazione.
  • Non è la tecnicità dell'operatore né è la capacità dell'altro di accettare il conflitto del cambiamento; queste due realtà compongono un campo percettivo, ma è la relazione che opera il cambiamento
  • Non bisogna avere troppa paura. La paura è una cosa tremenda: nell'entrare in contatto con l'altro può nascere la paura della perdita della propria identità.
  • L'altro è il diverso che molto spesso non ci conferma.
  • È la forza e la continuità della relazione che permette all'altro di cambiare.
  • Tale cambiamento è frutto di una co-costruzione.
 
I "tre fattori" della motivazione al cambiamento:
La fiducia nella propria capacità di attuare un comportamento prestabilito, di raggiungere un obiettivo specifico in un tempo determinato (Bandura, 1977).
La dolorosa percezione delle contraddizioni esistenti tra la propria attuale condizione, ed importanti aspirazioni, valori personali e mete ideali (Festinger, 1957).
Il Salvatore
Porsi in posizione di superiorità per fare una operazione di rinnovamento in base a una propria visione di "forma normale";
Il comprensivo
Condividere la sofferenza e cercare di fare di tutto per risolverla o eliminarla ponendosi come colui che ha il potere di farlo;
Il positivo
Far uscire la positività che c'è in chi chiede aiuto.
In quest'ultimo caso si parte dal presupposto che tendenzialmente tutti hanno questa tensione al cambiamento positivo e che solo fattori esterni lo hanno soffocato e/o impedito.
Le trappole
La trappola comune di tutte queste tipologie è quella di aspettarsi in ogni caso la guarigione e i risultati positivi e ancor più nei tempi e nei modi personalmente previsti e/o auspicati.
Ancora è quella di attaccarsi alla propria visione senza accettare la diversità e la complessità dei percorsi.
 
Quale cambiamento?
  • I diversi punti di vista
  • La modifica degli equilibri
  • .... un esempio.
  • Una di queste situazioni è quella in cui si registrano progressi nel paziente tossicodipendente, con soddisfazione dello steso è ovviamente del suo operatore, e contemporaneamente preoccupazione o insoddisfazione da parte dei suoi familiari.
  • Oppure può accadere che i cambiamenti positivi siano visti solo dall'operatore di riferimento più coinvolto e non dagli altri componenti dell'equipe e ancora che il paziente si dichiari soddisfatto di come si sente ma l'operatore non lo sia e ponga immediatamente una altro obiettivo da raggiungere per arrivare alla condizione che ha in mente per il "suo" paziente o a quella pretesa dai colleghi.
  • In un'ottica sistematica i progressi del "paziente designato" mettono in discussione gli equilibri della famiglia perché fanno riemergere altre dinamiche tenute nascoste o sopite dal sintomo. Un figlio che non occupa o preoccupa più i genitori a causa del suo problema può far emergere ad esempio la paura della difficile relazione di coppia.
 
I diversi punti di vista
Soggetto: equilibrio raggiunto, motivazione, meccanismi di difesa;
Famiglia: stanchezza, delega, serenità;
Operatore: aspettative, riconoscimento, ruolo, dinamiche d'equipe
Società: sicurezza, controllo.
 
Visione sistematica
È importante dunque avere una visione ampia per integrare le diverse percezioni del cambiamento: del paziente, dell'operatore referente (o principalmente coinvolto), dell'équipe, dei familiari.
 
Un'ultima considerazione
Il cambiamento può avvenire sostanzialmente in due modi:
Per fasi progressive (modello scolastico, ciclo vitale)
Per "illuminazione" (storia Zen)
esci
 
 
 
 
 
terza lezione
15/11/2013
 
IL SUICIDIO
Epidemiologia
L'Organizzazione Mondiale della Sanità riferisce un milione di suicidi all'anno. I Paesi più colpiti sono la Cina e l'Europa
  • Secondo alcune statistiche psichiatriche, sociologiche e antropologiche, i più portati al suicidio sarebbero gli anziani e gli adolescenti, le persone divorziate o separate, oppure i soggetti che vivono isolati o che sono stati strappati dal loro ambiente o che sono particolarmente suggestionabili (caso di suicidi collettivi).
  • A rischio sono anche le persone affette da malattie psichiche e gli alcoolisti.
L'ambivalenza Umana. Ogni cosa ha il suo opposto
  • Eros e Thanatos (Empedocle)
  • Il tao: yin e yang (Lao Tse)
  • Pulsione di vita e pulsione di morte (Freud)
  • Biofilia e necrofilia (Fromm)
  • Lato chiaro, lato scuro
Nascita psicologica dell'ambivalenza
  • I meccanismi primordiali dell'ambivalenza hanno origine nella prima infanzia, epoca in cui il bambino ama la madre quando gli procura piacere, ma nel contempo, la odia quando gli infligge frustrazioni. La possibilità di amare e odiare contemporaneamente una persona o un oggetto sorge nei primi anni di vita e funzione anche nei confronti del proprio io, amato e odiato simultaneamente.
  • Il suicida ama e odia sé stesso. Quando l'Io crolla a causa del dolore elevato e/o delle frustrazioni e dell'aggressività preconscia non è più controllata, possono prendere il sopravvento sentimenti di autodistruzione e l'individuo, odiandosi, "si punisce" sopprimendosi.
Posizioni filosofiche
Due correnti contraddistinguono il pensiero filosofico a proposito del suicidio:
  • la prima - sostenuta da stoici, cinici, epicurei, esistenzialisti - lo ritiene un atto (di libertà) mediante il quale l'uomo afferma la propria volontà o coerenza.
  • la seconda linea di pensiero ritiene il suicidio un atto lesivo della dignità della vita, perché essa è dotata di valori di origine divina. Hanno condannato il suicidio: Platone, Sant'Agostino, Plotino, San Tommaso, Aristotele e Kant.
  • Il filosofo Davide Hume, invece, nel suo trattoto sul suicidio, "concede" «... all'uomo stanco della vita e perseguitato dai dolori delle miserie...» il diritto di vincere coraggiosamente i terrori naturali ed uscire dalla crudele scena del mondo.
Posizioni religiose
  • Il Brahamanesumo, ritenendo che l'anima sia oppressa dal peccato, crea i "presupposti rituali" per porre fine alla vita terrena.
  • Il Buddismo, è contro la soppressione di ogni forma di vita (compresa la propria) ma "comprende" il desiderio di chi vuole liberarsene, anche se questo (karma) avrà conseguenze nella vita successiva.
  • La religione giudaica (ebraismo), invece, condanna severamente il suicidio. Nel Vecchio Testamento sono ricordati come atti esecrabili gli episodi di Sansone, Saul, Akhitofel e Abimenelek, così come è condannato, nei libri apocrifi (II Mach, XIV.42-46) il suicidio di Razis.
  • Sebbene in Grecia il suicidio fosse considerato un atto alquanto riprovevole, e a Roma, addirittura, doveva essere "autorizzato dal tribunale", per non essere considerato un atto indegno, la tradizione e la storia greco - romana sono piene di suicidi "celebri".(Socrate, Seneca).
Cattolicesimo.
  • Il concilio di arles del 425 d.C. e poi il Sinodo di Braga del 563 d. C. condannarono il suicidio. Provvedimenti che si resero necessari poiché, sempre più spesso, credenti infervoriti (i donatisti), volendo concludere la vita terrena per evitare le persecuzioni, per liberarsi dagli affanni o, più semplicemente, per ricongiungersi al Creatore, cercavano di affrettare quell'incontro.
  • Nel Catechismo il suicidio è considerato un peccato mortale perché va contro la volontà di Dio che ci ha donato la vita e per questo motivo non è una nostra proprietà.
  • In India, fino a qualche anno fa, la tradizione imponeva alla vedova appartenente a certi strati sociali, una forma di suicidio - lutto da porre in atto nella stessa pira del marito. L'induismo è contrario al suicidio. Le scritture affermano genericamente che morire per suicidio porta a diventare un fantasma, destinato a vagare sulla terra fino al momento in cui si sarebbe dovuti morire se non ci si fosse suicidati.
  • Il Corano è contro il suicidio: "E non uccidete voi stessi, sicuramente Allah sarà più misericordioso con voi" (Sura 4:29). Tuttavia nel "mondo islamico" non esistono particolari "restriziioni" al suicidio che, anzi, è ammesso e approvato in particolari condizioni, quali, ad esempio, dare la vita per la causa di Allah. Questa situazione, negli ultimi tempi, si è purtroppo, continuamente e tristemente verificata.
  • In Giappone, durante la seconda guerra mondiale, l'ammiraglio Takejiro Onishi ideò l'impiego di piloti-suicidi (kamikaze) che venivano lanciati col proprio velivolo carico di bombe ad alto potenziale esplosivo, contro le navi nemiche. Almeno 1300 piloti giapponesi accolsero con entusiamo l'invito dell'ammiraglio e si sacrificarono, sicuri di guadagnare così, in maniera rapida e certa, una ricompensa nell'altro mondo. Un'altra "tradizione" giapponese è quella della pratica del "harakiri"...
Definizione
Soppressione della propria vita.
È suicida colui che con un atto auto lesivo interrompe violentemente o bruscamente la propria vita con diversi gradi di libertà:
nessuna libertà
libertà limitata da fattori individuali e sociali
libertà reale o apparente di scegliere la morte anziché la vita.
 
Fattori causali e chiavi di lettura
  • socio - culturali
  • filosofici
  • eroico - sacrificali
  • Psicologici
  • Psicopatologici
Fattori socio culturali (Durkheim):
  • il suicidio egoistico, determinato da un dislivello, percepito come incolmabile,  tra i propri desideri e la loro possibilità di realizzazione. In questo caso gli "altri" non vengono visti come fonte d'aiuto, ma come irriducibili concorrenti. Ci si toglie di mezzo per non aver saputo raggiungere uno standard vitale sufficientemente accettabile;
  • il suicidio altruistico è invece tipico delle società primitive o di quelle comunità in cui il rapporto sociale è chiuso, nel senso che l'individuo dipende totalmente dal collettivo, come p. es. il capitano di una nave in procinto di affondare o un militare in guerra. L'autoimmolazione diventa quasi un gesto obbligatorio, che può essere caricato di ulteriori motivazioni di tipo mistico-religioso;
  • Il suicidio anomico "Anomia" significa mancanza di norme / valori, di punti di riferimento ideali, È il gesto di chi non riesce a sopportare improvvise perturbazioni economiche che abbassano il livello del proprio stile di vita; ma anche il gesto di chi non riesce più a ritrovare sé stesso all'interno di una società che, nel proprio benessere, evolve troppo in fretta. La corsa continua al successo stressa psicologicamente, rende insicuri e non permette di affrontare con serenità i momenti di crisi;
  • il suicidio fatalistico, che Durkheim ha voluto contrapporre a quello anomico e che non ha molto convinto i sociologi successivi. Si ha quando esiste una sorta di disciplina caratterizzata da prescrizioni assolutamente esagerate, che impediscono all'individuo di emergere, di farsi valere come tale. Una situazione è rappresentate dalla schiavitù.
Fattori filosofici:
  • Seneca, Socrate, Majakowski, Cesare Pavese...
  • Procurarsi la morte come espressione di libertà e desiderio di liberazione
  • Il desiderio di liberazione può essere in questi casi motivata dalle seguenti considerazioni:
  1. - la vita quotidiana è una fatica inutile come quella dsi Sisifo (una vita di dolore costante non vale la pena di essere vissuta);
  2. - L'impossibilità di vedere affermate e realizzate le idee elevate di arte e di pensiero;
  3. - L'impossibilità di accettare e convivere con la corruzione, le nefandezze, le ingiustizie e le violenze del proprio tempo.
Fattori psicologici:
  • Grave patologia dolorosa e / o non curabile (cancro, sla, gravi menomazioni post traumatiche o conseguenti a patologie cerebrali etc..). Richiesta di eutanasia
  • Disagio esistenziale (il suicidio non tanto come desiderio di morire quanto di porre fine alla sofferenza di una vita ritenuta inaccettabile con la speranza di una vita nuova e diversa).
  • Disperazione (che non coincide con la depressione). È lo stato d'animo di chi, dopo un fallimento (bocciatura, basso voto scolastico), una delusione (fine di una storia d'amore) non riesce a tollerare il dolore e non ha speranze di riparazione). In queste situazioni il soggetto si ritiene catastroficamente senza via d'uscita.
  • Fragilità individuale (bassa autostima, necessità di continui riconoscimenti).
  • Fragilità / vulnerabilità adolescenziale (paura della morte o sfida per esorcizzarla)
Fattori psicopatologici:
  • Psicopatie (soprattutto borderline e antisociali), ( chi ha subito violenze nella prima infanzia)
  • Nevrosi (sopratutto fobico - ossessive e ipocondriache (chi sta sempre male))
  • Psicosi: soprattutto depressione, disturbo bipolare e schizofrenia)
Ipotesi psicoanalitiche:
Sigmund Feud ha definito il suicidio la manifestazione estrema della componente dell'istinto di morte.
 
Secondo Cesare Musatti, il suicidio ha due meccanismi distinti:
  • l'uno è generato dalla perdita dell'oggetto amato
  • l'altro dalla conversione dell'aggressività verso l'esterno in autoaggressività.
La prevenzione
  • Segnali verbali: "magari fossi morto" "non ce la faccio più, penso di farla finita" "ben presto non dovrai più preoccuparti di me" "a chi importa se muoio?"
  • Isolamento dagli amici e dalla famiglia
  • Disfarsi di cose care o affidarle a qualcuno
  • Improvviso miglioramento dell'umore dopo una fase depressiva
  • Trascuratezza nella cura dell'igiene personale
  • Espressioni di disperazione rispetto alla vita che non ha più senso e che ormai è inutile resistere o lottare.
Negli anziani
  • Accumulare farmaci (psicofarmaci)
  • Comprare armi
  • Esprimere un improvviso interesse o al contrario una perdita di interesse per la religione
  • Trascurare attività quotidiane abitudinarie
  • Fissare appuntamenti con il medico anche per sintomi lievi
Nei giovani
  • Cambiamenti improvvisi d'umore
  • Frequenti ferite, incidenti
  • Improvviso deterioramento dell'aspetto fisico
  • Episodi di autolesionismo
  • Uso di alcool e droghe
  • Anoressia o altri importanti ds del comportamento alimentare
  • Problematiche relative all'identità di genere e/o scelte sessuali
  • Depressione
  • Ascolto o visione spasmodica di immagini violente o di morte.
Considerazioni generali
  • È importante sfatare l'idea che il suicidio sia imprevedibile e che la persona che intende suicidarsi lo faccia senza dare segnali. Questo vale solo per circa 1/3 dei suicidi.
  • In almeno 2/3 dei suicidi le persone avevano espresso le loro intenzioni in vari modi.
  • L'idea suicidaria non è permanente ma temporanea.
  • Il suicidio può avvenire in qualsiasi classe sociale
  • Non è detto che il suicidio sia sempre il frutto di un disturbo mentale.
  • Non smettere mai di monitorare la situazione dopo un tentativo di suicidio o una crisidi suicidio. Molti suicidi avvengono nell'ambito di tre mesi che seguono l'inizio del "miglioramento". Spesso è in questa condizione che l'individuo trova l'energia necessaria per compiere l'atto.
Differenze di genere
Donna: fallimento relazionale
  • Può accadere che un uomo si suicidi per un fallimento economico o perdita di onore e credibilità e che una donna si dia la morte perché si sente fallita come madre o umiliata e perdente come donna. In alcuni casi il suicidio si può accompagnare purtroppo dalla sopprerssione dei figli.
  • È poco consueto che una donna ponga fine ai suoi giorni per un crack commerciale, così come è poco probabile che un uomo si sopprima sentendosi inadeguato come genitore.
Cose utili da fare
  • Non far finta di niente o minimizzare ma affrontare le paure e parlare delle idee auto-soppressive. Evitare di pensare che parlare di morte e suicidio significhi "attivarlo". La discussione aperta sull'argomento aiuta le persone in crisi a capire meglio i suoi problemi e le possibili soluzioni. Il parlarne con qualcuno (condivisione) opera un'azione di catarsi, di detensionamento e di comprensione
  • Nei casi di depressione o di altra patologia psichiatrica chiedere la consulenza urgente di esperti per impostare eventualmente una terapia farmacologica e mantenere il monitoraggio della situazione con colloqui periodici (un miglioramento dell'umore prodotto dai farmaci può essere esso stesso fattore scatenante del suicidio)
  • Evitare che la persona resti sola a "pensare" troppo a lungo. Coinvolgerla in attività anche molto semplici
  • Se si è in buona relazione rendersi disponibili ad eventuali chiamate assicurando la propria attenzione / presenza e manifestando la propria preoccupazione.
esci
 
 
quarta lezione
22/11/2013
 
 
BENESSERE E FELICITA'
La Piramide di Maslow dà l'idea del benessere che aumenta con la realizzazione dei 5 bisogni.
  1. bisogno di AUTO REALIZZAZIONE
  2. bisogno di STIMA
  3. bisogno di AFFETTO sviluppare le relazioni sociali, affettive
  4. bisogno di SICUREZZA avere un reddito minimo pro-capite garantito
  5. bisogni FISIOLOGICI sono i bisogni primari: mangiare, dormire.
  • Secondo Maslow, bisogni e motivazioni hanno lo stesso significato e si strutturano gerarchicamente in gradi o stadi;
  • Il passaggio ad uno stadio superiore può avvenire solo dopo la soddisfazione dei bisogni di grado inferiore. Egli sostiene che la base di partenza per lo studio dell'individuo è la considerazione di esso come globalità dei bisogni.
  • Saper riconoscere i bisogni dell'individuo favorisce un'assistenza centrata sulla persona.
  • Secondo questo schema la felicità potrebbe consistere nella soddisfazione di tutti i nostri bisogni.
  • Ma questo è praticamente possibile? È possibile che i nostri bisogni siano nello stesso tempo "tutti soddisfatti"? Quale è il limite di soddisfazione?
  • Se fosse solo così noi non saremmo padroni della nostra felicità e gli esseri umani si dividerebbero in fortunati e sfortunati.
Per rispondere a queste domande verranno esaminati tre concetti:
  1. Felicità =   consumi ÷ desideri
  2. L'infelicità è proporzionale alla distanza che esiste tra come desideriamo sia il mondo e come realmente è. Non possiamo cambiare il mondo per adattarlo ai nostri bisogni ma possiamo cambiare i nostri atteggiamenti in modo evolutivo. Passare dall'individualismo alla solidarietà, dal confronto all'accettazione di sé e della propria storia. (confronto = veleno della mente e fonte dell'infelicità, vedi parabola del figliol prodigo, oppure invidiare la stessa paga al personale che ha lavorato solo le ultime ore)
  3. Il piacere (meccanismi biologici e psicologici)
La felicità
La felicità è un sentimento intenso e fugace, quando la si sperimenta si sa che cosa è:
- M'illumino d'immenso (Giuseppe Ungaretti)
-Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole ed è subito sera (Salvatore Quasimodo)
 
La serenità interiore è invece un sentimento più stabile. È il frutto di :
- un atteggiamento mentale e corporeo salutare
- uno spirito umile e grato
-una coscienza e una consapevolezza limpide
- un cuore pieno d'amore
GREAT DREAM
 
I 10 fattori più importanti - Festival della scienza - Roma 17-20 gennaio 2013
  • Giving (dare) fare qualcosa per gli altri
  • Relating (relazionarsi) avere relazioni con altre persone
  • Exercising (esercitarsi) prendersi cura del proprio corpo
  • Appreciating (apprezzare) apprezzare il mondo che ci circonda
  • Tryng out (provare) imparare sempre cose nuove
  • Direction (obiettivo) avere obiettivi da raggiungere (non importa il risultato)
  • Resilience (resilienza) trovare le risorse per fronteggiare le avversità
  • Emotion (emozione) avere un atteggiamento positivo
  • Acceptance (accettarsi) accettarci come siamo *
  • Meaning (dare senso) essere parte di qualcosa di più grande
* accettarci come siamo
  • L'integrazione degli opposti "apparenti" e il superamento della dualità
  • La luna e il principio del tao
I colori migliori sono all'alba e al tramonto
L'unità e l'integrazione generano benessere e serenità.
Le divisioni generano malessere e infelicità
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