COMMENTI 5 - IL TREVISO - Pubblicazione di una lettera mia sulla propaganda politica!

Rispondo a Davide Rizzo: secondo il mio modesto avviso la sinistra ha perso proprio perché ci sono troppe persone che non vedono più in là del proprio naso o per ignoranza o per convenienza. Definisci la sinistra come “urlatori di piazza” ebbene gli urlatori hanno aumentato i consensi invece, vedi i grillini, non di certo il PD; e non citi gli urli del leader della destra che ha mimato i discorsi fatti durante il tragico ventennio dal balcone di piazza Venezia, oppure quello di Ponzio Pilato nel giudizio fra Gesù e Barabba! La scelta del popolo non mi pare molto azzeccata.

Sono d’accordo (si abbassino) abbassiamo i toni ma non stravolgendo o denigrando le istituzioni democratiche, rendendo inattivo il governo, non accantonando il parlamento a colpi di “fiducia”, non sbeffeggiando e demolendo il potere giudiziario, non dando il dovuto rispetto al Capo dello Stato che è il rappresentante della nostra Italia. Per inciso il capo del governo è soggetto a eventuali critiche per volere della costituzione, esentando invece il Presidente.

Le destre vincono perché cavalcano gli istinti primordiali dell’uomo, (quelle pulsioni negative per le quali è nato lo stato contro assassinii, furti, stupri… contro latifondisti e accumulatori di ricchezze a danno di un popolo alla fame… insomma contro) creando il caos.

Siamo verso la Pasqua. Rifletti egregio lettore!!! E anche la chiesa rifletta!!!

Danilo46

 

Nella pubblicazione le frasi in corsivo blu sono state tagliate, quelle in rosso sono state aggiunte.

 

COMMENTI 4 -    
Piccola divagazione intorno al medico della mutua, così tanto bersagliato dai comici e non, senza malizia e senza specifici riferimenti a persone.
Siamo fragili, spesso indolenziti, bisognosi di ogni cosa, di nutrirci, di svagarci, di dormire. A volte questo non ci basta perché qualcosa non va e allora ricorriamo al medico, al medico della mutua come si dice! La trafila è variegata: abbiamo il medico di base, la guardia medica, lo specialista, il pronto soccorso, l’ospedale e via via nella ragnatela delle varie specializzazioni. Non dimentichiamo poi che c’è la sanità pubblica e la sanità privata. E il bailamme non finisce perché c’è anche la medicina alternativa (omeopatia, agopuntura ecc.) e pure le arti divinatorie fra le quali dobbiamo includere (haimé!) la religione.
Andare dal medico di base significa mettersi in coda e aspettare il proprio turno mediamente dalle due alle tre ore durante le quali puoi solo chiacchierare con gli astanti o ascoltare spesso le lamentele delle lunghe ed estenuanti attese. Pazientemente le aspetti le due ore anche se preferivi essere altrove, per esempio a casa tua al calduccio e con i confort più adatti per un raffreddore o altre cause che ti hanno portato dal tuo medico. La visita dura relativamente poco, dai dieci ai trenta minuti, ma non dipende dalla gravità della malattia e neppure dalla sua incomprensibilità; il medico ti fa una chiacchierata sul come va, quasi sempre ha una telefonata da ricevere, ti chiede cos’hai e poi scrive le ricette, qualche volta controlla sul prontuario e allora ti chiedi se non conosce la posologia, non conosce la confezione o addirittura se non conosce anche l’efficacia e l’utilità del farmaco! In genere è solo paura la nostra, ma talvolta … poi te ne esci e se hai la disgrazia di dover ritornarci per il rinnovo dei medicinali o chiedere una visita specialistica non credere di cavartela con meno tempo… sono sempre dalle due alle tre ore e se ti va male si mettono in mezzo anche i rappresentanti che vengono ricevuti proprio durante l’orario di visita ai pazienti. Ecco allora che uno può anche spazientirsi e andare a pagamento. Una arzilla vecchietta commentava con tono allegro e ironico che la visita a pagamento è immediata e poi se paghi hai anche la soddisfazione di spogliarti, sentirti palpare da una parte e dall’altra, dire 33 e ancora 33 e un bel respiro profondo. Il risultato è il medesimo, forse anche peggio ma ne guadagni in stabilità emotiva. “Scusi..” azzardo io “lei vuole dire che questo medico non la visita, come succede a me d’altronde?” e lei “Mai!” Ma allora la distinzione di precedenze per coloro che devono fare la visita e coloro che devono farsi fare una ricetta?” Interviene un altro paziente: “nessuna differenza, in entrambi i casi lui scrive e basta. E’ lo stesso tempo tant’è che oggi per esempio non si fa differenza ma ognuno entra secondo l’orario di arrivo”.
Insomma prendersi una influenza vuol dire che dovrai fare più sacrifici di quando stavi bene: passi la mattinata dal medico, preso come sei, finito lì corri a casa e mangi malvolentieri per il nervoso accumulato e per il naso che ti cola. Nel pomeriggio corri in farmacia poi di nuovo a casa, ti studi le medicine: come aprire una boccetta, come mescolare, contare le gocce… arriva la sera senza aver riposato, stai male e maledici la giornata.
Basterebbe una segretaria nell’ufficio del medico, un computer, un cartellino magnetico. Tutto questo non è una cosa avveniristica, diciamo ci sarebbe già volendo, ma è contro gli interessi di parte: la segretaria da sola già farebbe molto del lavoro del medico, quindi si accorcerebbero i tempi d’attesa e molti di loro dovrebbero dedicarsi ad altro; la gente non andrebbe più a pagare la visita privata se le attese sono le stesse e la categoria ne perderebbe.
Quindi più di cinquanta milioni di italiani subiscono a causa di una classe di pochi più forte politicamente.
Vorrei andare oltre e parlare dei medicinali, quelli con il ticket e quelli che paghi per intero, quelli affermati e i loro principi attivi e poi e poi, ma … basta! Ci sarà qualcuno che mi emula.
Danilo
www.fabbridanilo.it
fabbridanilo@tiscali.it
update: 15 NOV 2005 Dan

COMMENTI 3  -  NALDINI E BETTIN A PAPAZZO BOMBEN

Pagina  aggiornata
al l'08 ottobre 2005

conferenza del
06 ottobre 2005




"Con un clima quasi temporalesco all'esterno,  nella sala della Fondazione Benetton si stava bene e si parlava volentieri tanto che Nico  si deve essere sentito a suo agio nel raccontare  ... che nella vita i ricordi ti seguono, ti prendono, appaiono  continuamente e spesso ti perseguono; non c'è momento che  tu possa dire : non sono preso, influenzato, spinto da qualcosa della tua vita passata.
Danilo"







All. articolo apparso
sulla Tribuna di Treviso
COMMENTI 2 - LA TELEVISIONE DELLE LIBERTÀ di CURZIO MALTESE
Articolo tratto dal quotidiano La Repubblica del  21 ottobre 2005
un commento sul programma televisivo di Celentano, forse non tutti hanno apprezzato perché magari preferiscono Al Bano e le sue Lecciso alla recita di Gerard Depardieu (era una poesia di Costantinos Kavafis) o alla canzone di Maurizio Crozza (sulle note di Bandolero). L'augurio mio è che persone come Berlusconi siano neutralizzate prima che facciano troppi danni.

Danilo
L'ITALIETTA delle censure televisive era e rimane al settantasettesimo posto nel mondo per la libertà di stampa, fra Bulgaria e Mongolia, ma almeno per una sera è sembrato un Paese libero, grazie a Celentano. Grazie da parte del pubblico della Rai, trattato come un deficiente per quattro anni da un potere arrogante eppure debolissimo.
CHE «ha paura delle parole», come dice Celentano, e quindi dell'informazione, della satira, perfino di un cantante con l'hobby del comizio. La temutissima comparsa di Michele Santoro a Rockpolitik, che da settimane tormenta la maggioranza di governo, si è risolta in pochi minuti, qualche battuta, un filo di retorica e molta civiltà. Celentano non ha filosofeggiato, si è limitato a una breve cronaca. Ha mandato in onda il proclama bulgaro di Berlusconi contro Biagi, Santoro e Luttazzi, ch'era stato amorevolmente nascosto dai telegiornali dell'epoca e s'era ammirato soltanto a Blob. Nel rivederlo, si capisce la ragione. È uno dei documenti più avvilenti, miserabili, volgari della recente storia italiana. Un presidente del consiglio che ordina il licenziamento di due giornalisti e un comico ai sottoposti nominati alla guida della tv di Stato e naturalmente lo ottiene subito. Roba che sta appunto fra la Bulgaria e la Mongolia. Poi si sono viste alcune grottesche frasi di padroncini Rai presenti e passati, fra le quali spiccavano l'annuncio di auto sospensione del direttore di Rai uno Del Noce (ormai un culto come Totò e Peppino che vendono la fontana di Trevi) e un estenuante e al solito insensato distinguo di Lucia Annunziata. Quindi è comparso il conduttore proibito, Michele Santoro, che se l'è cavata con un breve inno alla libertà, tanto non c'era molto da aggiungere alla forza delle immagini. Celentano ha chiuso nel modo migliore, senza un commento si è messo a cantare <<AZZURRO», una delle più belle poesie e canzoni italiane d'ogni tempo. Soltanto una finestra, in uno show un po' lungo ma molto bello, forse il migliore visto in tv negli ultimi tempi. Ora la scommessa è vedere se tanto poco varrà a scatenare la solita reazione isterica delle centinaia o migliaia di addetti alla manutenzione del culto Berlusconiano sparsi fra palazzo e giornali. Certo, l'effetto «re nudo» è stato forte, come direbbe Celentano. È bastata una piccola passeggiata nella libertà, pochi minuti di televisione sincera per smascherare anni di finzione. Per far ingiallire di colpo le stagioni televisive di servi ,contenti piazzati ovunque e ai quali c'eravamo ormai rassegnati, come fossero normali. Ma non sono normali il Tg1 trasformato in un cinegiornale di Forza Italia, il Tg2 chi è un supplemento video del «Secolo d'Italia», i galoppini sconosciuti messi al posto di Biagi, quel programma radio «Zapping» dove c’è un microfono aperto che si chiude di colpo appena un ascoltatore, miracolosamente sfuggito al filtro redazionale, osa criticare il governo, incorrendo nell'ira poliziesca del conduttore. Quindi grazie a Celentano di aver ricordato che si può fare televisione libera e non bulgaro-mongola, anche se soltanto per pochi minuti, il giovedì sera. Pazienza se il furbo Meocci, nuovo direttore generale, sbandiera quei pochi minuti come una patente" d'indipendenza. Quanti gli avranno creduto fra i milioni di spettatori di Rockpolitik? La  verità è che il progetto di regime è già fallito nel Paese reale, se non nella virtualità del regno televisivo. Un potere ormai impopolare oggi non poteva permettersi il lusso di censurare uno come Celentano.
11 gesto di Adriano chiude in fondo la parabola cominciata nel marzo del 2002. Con la cacciata di Biagi e degli altri, Berlusconi aveva dato un avvertimento a tutti, segnato il territorio padronale con nuovi paletti. Ieri sera i paletti sono saltati, Celentano ha dimostrato che si può tornare a lavorare in libertà, almeno in uno show. C'è soltanto da sperare che il personaggio più imitato d'Italia stavolta trovi dei degli emulatori.
COMMENTI   -  BERLUSCONI 2012 - LA CONDANNA DEL CAIMANO!
La Repubblica ha inserito il mio commento sulla condanna di Silvio Berlusconi: http://www.repubblica.it/politica/2012/10/26/news/mediaset_berlusconi_condannato-45374682/#commentatutti
 
  1. Finalmente una condanna al "Caimano"! Questo mette un po' d'ordine nella giustizia che torna a funzionare, anche se è ancora soffocata da leggi che non riescono ad essere approvate nella loro giusta dimensione, vedi falso in bilancio, termini di prescrizione ecc. Quello che più disprezzo nei commenti è la denigrazione delle istituzioni, soprattutto giudiziarie, e gli inviti a parlare in televisione dei condannati o dei deferiti, o dei ladri che spesso danno loro versioni false per salvarsi verso l'opinione pubblica. Vedi Lavitola, vedi Sallusti... www.danilofabbri.it
     
    Inviato da danilo26treviso il 26 ottobre 2012 alle 18:49
Aggiungo un breve commento a posteriori, oggi 27 ottobre 2012, sulla persona di Berlusconi.
Ora che se ne sta andando è un sollievo, sperando che non si candidi alle prossime elezioni per evitare la condanna definitiva. Silvio è un pover'uomo, abituato fin da piccolo a comandare; è entrato in politica credendo che la nostra Italia fosse un'azienda e così l'ha trattata almeno agli inizi. I rapporti con gli altri erano come il padrone della fabbrica: l'operaio deve stare zitto e produrre, altrimenti licenziamento. Gli extra comunitari considerati meno che persone, di intelligenza inferiore. Il suo linguaggio, non scurrile soltanto perché di provenienza sociale ricca, ma tagliente e offensivo, incapace di percepire le sensazioni. Le sue frequentazioni poco meno che mafiose, non ultima quella con Putin. Ha dato spazio a delinquenti e assassini solo per i suoi interessi, vedi Gheddafi. Ha fatto del parlamento un postribolo col beneplacito dei suoi alleati e, guarda guarda, della chiesa. Ci sarebbero libri da scrivere sulle sue malefatte, ma mi fermo qui.
Aggiungo solamente che in questi suoi vent'anni di vita politica si dice abbia guadagnato per sé e per le sue aziende una somma non inferiore a 400 mila euro al giorno.