Cinema 2014 commenti
GIUDIZIO
Nymphomaniac vol. II
di Lars Von Trier con Charlotte Gainsbourg (Joe ninfomane) (da bambina Maja Arsovic; da adolescente Stacy Martin), Stellan Skarsgård (Seligman l’uomo) Shia LaBeouf - Willem Dafoe - Uma Thurman - Udo Kier - Jean-Marc Barr - Caroline Goodall - Kate Ashfield - Stacy Martin - Christian Slater - Sophie Kennedy Clark - Michael Pas - Saskia Reeves - Jamie Bell - Jesper Christensen - Omar Shargawi.
Questa è la seconda parte dello stesso film volume I. Gli interpreti sono gli stessi e la protagonista Gainsbourg continua a raccontare la sua storia suddivisa in capitoli, nel tentativo di uscire dalla crisi nynfomaniacale cui è invischiata. Il racconto per me perde un po' di spontaneità e di inventiva, così come il vecchio che la ascolta Skarsgård mi è sembrato meno fantasioso nei paragoni fra sesso e natura. Un difetto della seconda parte è il dilungarsi eccessivamente sul masochismo seguito poi dal sadismo quando lei impara il mestiere. Inoltre la mescolanza del sesso al sangue eccessivo mi ha richiamato alla mente la "passione" di Cristo pieno di lividi sanguinanti!
È stato ricondotto a sodoma e le 120 giornate del film di Pasolini ma ... forse! E ancora il bambino, la maternità, la ragazza leggermente handicappata che le soffierà il lavoro e il suo ex marito. Un miscuglio di fatti che hanno messo in secondo piano la storia. Il film finisce quando lei svela come mai è stata trovata nella via vicino alla casa di Seligman piena di lividi e molto malconcia. Ed era proprio a seguito del marito che la vede e la aggredisce furiosamente dopo che la pistola della ragazza non ha sparato (errore o fattore psicologico?), la giovane dall'orecchio storto la "finisce" pisciandole addosso. Morale a terra dice di essere stanca e di voler riposare: forse si era liberata del desiderio di sesso. Il vecchio però, ancora vergine, per disinteresse o per impotenza, entra nella camera e prova a possederla. Lei estrae la pistola e, al buio completo, spara: non si sa se omicidio o suicidio. Fine del film. Voglio dire ancora un altro particolare: la visione di due donne, da bambina, che credeva la Madonna e un'altra mentre era in preda ad un orgasmo spontaneo. Il vecchio le spiega che non poteva essere la madonna, ma ...ecc.
ALLACCIATE LE CINTURE
di Ferzan Ozpetek con Kasia Smutniak (Elena), Francesco Arca (Antonio), Filippo Scicchitano (Fabio), Carolina Crescentini (silvia), Francesco Scianna (Giorgio), Paola Minaccioni (Egle), Elena Sofia Ricci (Viviana / Dora), Luisa Ranieri (Maricla), Carla Signoris (Anna), Giulia Michelini (Diana).
Ho dato un 7 perché la mano di Ozpetek si sente ed è molto ben fatta, con tutti i suoi temi classici: omosessualità, battute spiritose che vogliono prendere in giro l'universo etero / gay, l'atmosfera allegra e festaiola, la prima parte del film direi che merita un po' di più ma il secondo tempo l'atmosfera diventa cupa, da ospedale e di dramma che io non gradisco; anche se permangono le battute molto azzeccate a mezza via fra presa in giro e dramma. Per rifarsi alla fine con le bellissime immagini vissute dai protagonisti in un rivedersi (un flash back) a ritroso. Insomma merita di vederlo, non condivido la parte "televisiva" dei medici.
Nymphomaniac vol. I
di Lars Von Trier con Charlotte Gainsbourg (Joe ninfomane) (da bambina Maja Arsovic; da adolescente Stacy Martin), Stellan Skarsgård (Seligman l’uomo) Shia LaBeouf - Willem Dafoe - Uma Thurman - Udo Kier - Jean-Marc Barr - Caroline Goodall - Kate Ashfield - Stacy Martin - Christian Slater - Sophie Kennedy Clark - Michael Pas - Saskia Reeves - Jamie Bell - Jesper Christensen - Omar Shargawi.
Si potrebbe dire che sono due ore abbondanti di sesso, ma poiché il regista ha acconsentito di effettuare dei tagli, di organi sessuali e rapporti se ne vedono ben pochi. Seguirà una seconda parte e infine un lunghissimo film di 4 ore ma forse molto di più che saranno senza tagli. E' la storia di una ninfomane che si racconta ad un anziano signore che l'ha trovata riversa per strada tutta lividi e sangue. Seligma ascolta la storia e fa spesso molti paragoni con il suo hobby della pesca. Joe comincia da bambina e via via parla della sua ossessione sessuale con un drammatico riferimento a suo padre, con gli alberi di frassino, con la morte per delirio tremens. La storia in se mi fa venire in mente Pasolini (Teorema), per il modo di raccontare invece mi riporta alle fiabe. Pochi momenti poi in cui c'è una morale che non si sviluppa molto, ci sono sprazzi di dramma patetico, di solitudine soffocata dal sesso continuo. Il mio voto 7 è perché c'è molto sesso libero con una morale che però non fa cambiare le persone.
Piccola Patria
di Alessandro Rossetto; con Maria Roveran (Luisa), Roberta Da Soller (Renata), Vladimir Doda (Bilal), Lucia Mascino, Diego Ribon. Il film mi è piaciuto molto anche se ho dato un voto basso perché ritengo che si, la storia potrebbe accadere ovunque, ma il fatto di raccontarla con il dialetto veneto, mescolato a idiomi di razze di extracomunitari: cinesi, albanesi ecc., e sul nostro (mio) territorio, con cori di montagna trasformati in bandiere territoriali, le baruffe sul Veneto padrone a casa propria, su terroni e albanesi di merda mi ha fatto sentire quello che succede fuori della mia porta. Il regista è un documentarista e si è percepito tutto il suo modo di raccontare. Sono due ragazze i cui valori sono persi che imbastiscono una storia di ricatto coinvolgendo sentimenti senza curarsi di come finirà, o dello loro implicazioni. Filmano un rapporto di sesso a tre per poi chiedere un riscatto, amoreggiano con un albanese per poi distruggerlo mostrando le foto del sesso a fine di riscatto perpetrato con un parente. Il tutto in molta allegria per tutta la prima parte. Poi si è sentita la difficoltà di Alessandro Rossetto a chiarire meglio gfli intrecci di parentele, di chi era questo e cosa faceva quello e ricucire l'odio verso gli stranieri mostrando l'aspetto peggiore sulle conseguenze. Il padre di Luisa arriva a voler uccidere l'albanese colpevole di essere del Paese di quelli che gli avevano rubato l'automobile e lasciata sbattuta su un fosso, anche se non centrava assolutamente niente.
Pasolini
di Abel Ferrara con: Willem Dafoe (Pasolini), Maria de Medeiros, Riccardo Scamarcio (Ninetto Davoli), Ninetto Davoli (padre di Ninetto Davoli), Giada Colagrande (Adriana Asti), Adriana Asti , Valerio Mastandrea (Nico Naldini), Tatiana Luter, Roberto Zibetti, Salvatore Ruocco, Diego Pagotto.
Personalmente ritengo un film da vedere per la storia e per l'importanza di Pier Paolo Pasolini come scrittore, regista, politico, pensatore; tuttavia fatto da un regista americano del Bronx risulta carente in molte parti importanti. Ferrara è uno che vede l'Italia con tutte le etichette: mafia, arte, monumenti, pizza ecc. Ma quando fa l'analisi dei personaggi rimane in superficie. Pasolini esprime i sui pensieri, legge gli articoli che faceva, e io avevo difficoltà a seguire il contenuto: parlavano in italiano, francese, inglese; interessante però dovrei rivedere questa parte. Scamarcio che interpreta Ninetto Davoli (amico intimo di Pasolini) non apre bocca. Mentre il vero Davoli diventa protagonista di quel film che Pasolini non è mai stato capace di portare a termine e che Ferrara cerca di esporlo (c'è riuscito? non lo so). La parte di Valerio Mastrandrea che nella realtà è stato il biografo (Naldini) non ha spiaccicato nessun sentimento, poche parole senza costrutto. La parte iniziale con le scene di Salò e le 120 giornate di Sodoma sono state azzeccate poi però invece di portare in scena magari scene di Medea, ha messo musiche poco attinenti. Infine l'assassinio di Pasolini è parso compiuto da tre balordi. Sappiamo bene che ci sono più versioni una delle quali politiche in quanto comunista, scomodo al potere democristiano e craxiano. Mi viene difficile pensare che gli amici che lui pagava e faceva sesso lo uccidano per il gusto di dare una lezione al "frocio".