Shahrazad ascoltami

È una invocazione che Nico Naldini fa al suo immaginario erotico;

lei è la protagonista della novella delle mille e una notte ma, contrariamente a ciò che si pensa, nella novella Shahrazad rappresenta non tanto l’erotismo e il divertimento, quanto piuttosto l’intelligenza e l’astuzia con la quale si salva dal re misogino che uccideva tutte le fanciulle vergini scegliendole per sposarle e poi ucciderle.

Questo breve romanzo del quale un testo mi è stato donato con la dedica a me nel giorno del mio compleanno, racconta delle storie di un erotismo boccaccesco ma non alla Pasolini, bensì rispetto al tempo in cui vive senza condannare i media rivolgendosi a Shahrazad affinché lo aiuti a capire e districarsi in questo suo mondo omosessuale.

Naldini ha avuto un exploit di fantasia nel parlare di fogli manoscritti e ritrovati con una storia dell’infanzia, fogli appiccicati nel chiodo della toilette per essere usati come carta igienica. Poi il resto è sviluppato nel racconto erotico fatto in terza persona in cui il protagonista però alla fine si identifica con se stesso e si scopre in modo più o meno velato che si tratta di un romanzo autobiografico. Nei vari passaggi lo portano spesso a confrontarsi col passato storico, con i grandi della storia, Ettore che amava Patroclo, Virgilio con lo schiavetto Alessi, il faraone Akhenaton scoperto nella tomba accanto non a Nefertiti ma un ventiduenne Smenkhkare, Hafêz amato da Goethe.

L’ultimo capitolo lo dedica al rapporto con la madre, un rapporto dolce e di attaccamento. Questo aspetto è una particolarità che si ritrova spesso negli omosessuali.

 

Nella copertina del libro ha messo un fiore di hibiscus che nel linguaggio dei fiori è un richiamo alla bellezza, alla sessualità al desiderio, all’erotismo.

Insomma una novella molto erotica, ambientata nel nord Africa dove Nico trascorre molto tempo della sua vita, amori molto spinti da far trasparire un sesso senza freni… forse l’essere omosessuale ne addolcisce la lettura di uno spaccato di vita non per tutti.

 

Commento di Danilo Fabbri

maggio 2011

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