L'immoralista. La definizione che non esiste nel vocabolario di italiano, dovrebbe significare: "fautore dell'immoralità". Bisogna immergersi nell'epoca storica (inizio del XX secolo) per capire appieno questo romanzo di Andreé Gide, con tutti i suoi viaggi per l'Italia e per l'Africa, con un linguaggio che non poteva lasciar trasparire troppo chiaramente la sua omosessualità e forse anche pedofilia. Racconto autobiografico in cui descrive l'evolversi fisico e mentale della sua vita lasciando trasparire appena le sue pulsioni e le sue esperienze immorali. Contemporaneamente ad un crescendo delle sue condizioni fisiche da una parte ed il deterioramento della salute di sua moglie (con la quale ha avuto un solo rapporto sessuale e lo descrive testualmente: "fu in quella notte che possedetti Marceline") dall'altra, si insinuano i suoi comportamenti immorali che trovano l'apice dichiarato nell'imporre un ritmo stressante di viaggi alla moglie fino alla sua morte ed è proprio di questo che Michel (il protagonista) si sente colpevole.
Gide dopo un viaggio nel Congo (1925-1926) aderì al comunismo. Pur rimanendo marcatamente antifascista, nel 1936 se ne distaccò.
Nel 1947 fu insignito del premio Nobel per la letteratura.
torna a letture