FABIO VOLO

ESCO A FARE DUE PASSI

Esco a fare due passi è un racconto autobiografico.

Nico, il protagonista, scrive una lettera a se stesso per aprirla al momento del suo 33° compleanno, trascorsi cioè cinque anni. Perché lo fa? Lo fa perché soffre tremendamente per la paura di non essere cresciuto, paura di non riuscire a maturare; vuol vedere se il mondo intorno lo ha cambiato, vuole verificare a distanza di tempo se le sue insicurezze, le sue schermaglie di eterno bambino hanno lasciato il posto all’uomo, maturo e finalmente adulto.


Fabio Volo descrive Nico entrando nel suo intimo, parla delle sue pulsioni erotiche, descrive le sensazioni in ogni momento della sua giornata, analizza il suo fisico, le sue reazioni corporali, percorre i suoi 28 anni raccontando tutta la sua sessualità ma non solo perché arriva perfino a descrivere i sogni ad occhi aperti, quasi sempre spudorati. Tutto questo lo fa con un linguaggio che in un passato recente si sarebbe detto linguaggio da osteria, ma mentre allora erano più blasfemi che altro, adesso invece prevale la spudoratezza sessuale: forse l’aver vissuto il ’68 ha cambiato il mondo.


Esco a fare due passi è un testo che si legge tutto d’un fiato, ma che ti lascia un “retrogusto” di squallore, per dirla con le sue parole è come andare con una troia senza venire.


"... Ero piccolo e non capivo cosa fosse quella cosa bianca che cadeva sulle tette e nelle bocche di quelle donne nude."
- "... risolvere il problema della ejaculazione precoce: 1. Uscire di casa prima di un appuntamento, prevenuto. Cioè già venuto una volta, pippetta a casa e così, alé alé, si parte dalla seconda...." - "Che bello quando la mano che lo strizza non è la tua ma quella di lei. Che bella sensazione calda. Che goduria. Anche senza movimento. Bastava sentire il caldo che lo avvolgeva. Vederlo sparire tra le sue dita..... C'erano quelle che ... strizzavano talmente forte che avevo la punta che esplodeva, stringevano con tanta decisione che sulla cappella rosso fuoco sembravano crescere dei foruncoletti. Quando smettevano rimanevano le impronte delle dita e il pisello sembrava una manopola della bici..." (i puntini indicano testo mancante)

Capisco che cercare un lato formativo in questo racconto giovanile è molto azzardato, posso affermare che questo modo di raccontare potrebbe essere utile per indurre alla lettura giovani che di libri non ne vogliono sapere. Una cosa è certa: io lo trovo molto negativo non solo come stile (certi picchi negativi sembrano i dialoghi dei film porno) ma anche come impegno politico.
Nico (Fabio Volo) è il bello che non deve chiedere mai! Deve solo salvarsi dagli attacchi esterni: povero!


E come disse la Marguerite Yourcenar a proposito del libro “Memorie di Adriano” “…se quest’uomo non avesse conservato la pace nel mondo e rinnovato l’economia dell’impero, le sue gioie, le sue sventure m’interesserebbero meno” così anch’io non avrei parlato del libro di Fabio Volo se non me l’avesse regalato, in un momento per me difficile, la donna dei miei sogni.

 

                                                                                                                                                    Commento di Danilo Fabbri
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